07 Settembre 2007

L'alba di Kitemmù - Trailer



 
04 Settembre 2007

Appartiene a tutti noi



Tags: foggia
 
26 Agosto 2007

imprenditoria foggiana

http://www.ilgrecale.it/scatto/img/10086.jpg
Tags: foggia
 
25 Agosto 2007

Le mie [vecchie] poesie: Una notte di Luglio

tutte queste poesie ed altre possono essere lette anche sul mio (molto vecchio e disabitato) sito: http://members.xoom.alice.it/giamany/



Una notte di Luglio  

...

onnipresenza estatica

sciogli la chioma al vento

sciolgo per ciò che sento

in questa serata magica

...

non ero nel mezzo né camminavo

né la terzina né la baciata

non scrivo per lei perché l'ho sognata

né tantomeno può essere amata

...

Ti ricordi quando dissi

io posso ma non voglio

è rimasto il motivetto

delle estati vacanziere

degli inverni silenziosi

contrapposti e misteriosi.

E a te senza più nome

che sopravvivi nel ricordo

di qualcosa che ne è stato

e del mondo a noi negato

delle nostre volontà,

le possibilità.

A distanza già nel tempo

e visivamente nello spazio

che mi passi nella mente

quei pensieri raggelanti

nelle notti calde e amare

di una vita tormentata.

Son fantasmi laceranti

strappati al ricordo coi canini

masticati a denti stretti

e vomitati su di un foglio di nascosto

in una sola notte di luglio

 non metterò tutto al proprio posto.

Non hai più luce, non ha più volto

non hai più corpo.

Sei ancora la mia emozione

Che respiro nel profondo

e trattengo tutta a stento.

Tags: poesia

Le mie [vecchie] poesie: La mia stella

La mia stella

 

Piove. Piove da tre giorni. Grandina sul gommino

Con cui intendevo cancellare i ricordi,

nevica e fa freddo, mi son sentito solo stasera.

Come un gladiatore combatte per la proprio vita

Ma esalta la goliardia dei plebei sulle tribune,

ho combattuto tanto, sofferto per ideali e cose

che non avevano nessun valore, a volte.

La strada si allaga, l’acqua scivola via,

tante emozioni non mi sfioravano neanche.

E invece mi uccidevano dentro.

Eran tanti colpi piantati nelle anche,

contro loro buttavo colate di cemento;

volevo prendere un cerino e bruciar

la terra intorno, come un cerchio della mente;

ma non serve a nulla rimuovere, distrugger

ciò che non ci serve o non conviene.

I rimpianti del passato sono dei corvi

Che migrano verso te nelle tue brutte stagioni,

e si impossessano della tua mente.

Impossibile è scacciarli con la forza,

né con l’indifferenza se ne andranno.

 

Cercai invano di buttarmi su nuove passioni,

ma trascinando stancamente il passo struggente

al ricordo che è rimpianto e commozione.

Cosa serve ad un uomo senza amore,

solo, seduto, abbattuto? il caso voleva

ch’io stesso fossi estraneo a quel male:

niente è più terribile di non avere colpe

e patirne conseguenze nefaste.

Quei sogni eran disfatti, e distruggevo ciò che avevo intorno:

amicizie, progetti, ambizioni, nulla

aveva più senso senza lei. Finii allora infelice

e distrutto come il resto, il viale del tramonto

segnava e cadenzava forse quell’unica strada?

Come quella volta la mia gioia rinunciò

A correre col vento, mille e mille volte ancora

Veleggia l’Amica dignità su quel rimpianto

Che non profanerà più il tempio dell’Amore.

Nessun diamante immaginario, nessuna ponderazione

Restituirà vita a ciò che era già stato riesumato;

dissi a Minerva, Pandora e Giove, “restituitemi l’onore”.

 

Giovinezza, tanto cara, verde e gioiosa,

mi ha dato motivo di esser felice:

ma non per la ricchezza, non le ragazze, non la fama;

non raccolsi niuna voluttà e piacere più grande

di aver vissuto, sofferto e già imparato

a viver un po’ meglio in questa vita.

Volevo fare un viaggio e l’ho fatto:

ho conosciuto il dolore, provato il rimorso,

saggiato l’orgoglio, impugnato l’odio,

vagheggiato l’amore, disilluso il mio cuore.

Felicità è viver ogni singolo istante del tuo cosmo,

sentire le emozioni che pulsan le tue azioni;

è la gioia di fissar un obbiettivo da raggiungere

e spostarlo sempre innanzi volta dopo volta.

E’ stringer la mano all’avversario,

abbracciare la tua migliore amica,

è capire che il giorno migliore che stavi aspettando

è quello odierno, il prossimo sarà stupendo.

Il passato è una sconfitta, non c’è vittoria assoluta,

dissoluta è ogni volontà di ripetersi nell’incedere.

Il rimorso non attanaglia più i miei pensieri,

inutile, dannoso rivolgere attenzione

a ciò malauguratamente accaduto ieri.

Non sono solo. Ogni stella mi è amica,

E il cielo è l’unico luogo in cui vivo.

Non servon grandi cose per toccarlo

Con un dito, o accarezzarlo con la mano;

Né un colpo di spada mi trascinerà a giù.

Tags: poesia

Le mie [vecchie] poesie: Sguardo nel Vuoto

K

Da tanto tempo, in ogni istante, attendo che avvenga

Un fenomeno così inusuale, straordinario,

che invaderà tutte le mie possibili emozioni,

tanto che Io mi rallegrerò di non averlo usato,

ma solo contemplato e rifiutato.

E’ forse questa la felicità?

Sguardo nel vuoto; non puoi, fissare, anche solo un minuto
innanzi a te. Come Medusa, come Minerva, come uno schiavo che la serva;
Pietra il mio collo,meglio fissare l’inutile piuttosto che intossicarsi di sublime;
Solo il respiro, fermo a tratti, esterna il superficiale profondo,
dice che non tutto ciò che sogniamo è giusto che si realizzi;
l’incedere lento del suo fare, proietta l’inquietudine di chi non la osserva
perché sa, o crede, che mille lance lo trafiggeranno se oserà incontrare i suoi occhi.
Come un ladro in attesa, si eclissa, catalizzando gli oggetti e persone intorno a sé,
ferma i movimenti, falso ambiguo, squizzante attendente:
niente è meno naturale di ciò che vuole esserlo.
Il suicida attende il suo treno, ed è stranamente in ritardo, perché è egli stesso
Che deciderà il suo arrivo; così ogni gesto stilizza un’emozione.
Dov’è il suo desiderio di vendetta che lo accompagna come il suo telefonino?
E’ stato rubato e non denuncerà lo smarrimento, altresì smarrito dalla sua presenza.
Vanno e vengono persone e cose davanti a lui, le segue con un interesse tale
Che non dissimula una lacerata apatia. Se muove un braccio, un dito, una gamba,
o finge di attaccar conversazione, è solo convenzione di difesa, perché
ogni sorriso e ogni smorfia hanno lo stesso significato.
Parla, muto, col cero, la luce dal soffitto, baccano fuori di sé,
brindisi con champagne per le passate sconfitte nel suo Io.
I suoi pensieri, i suoi sguardi, descrivono iperboli,
e ne calcola l’eccentricità: finche non incontrano i suoi.
Non servono parole, e non importa quante lune passeranno,
ululando al cielo i propri rimpianti pregando mille sue eclissi.
Anche se crede, o sa, che niente e tutto più ancor succederà,
gli basta quel chiasmo di quattro diamanti.

Tags: poesia

Le mie [vecchie] poesie: Trenta, sette e Trentatré

Penso sia arrivato il momento di riportarle qui, per ricordarmi come ero un tempo;

Trenta, sette e Trentatré.

Non ti amo perché voglio il tuo male,

voglio cambiare, restando anche uguale.

Non ti amo e lo scrivo sul foglio

che non è di carta ma immagine e giorno;

giorno nel quale io possa vedere

che esista vittoria sul campo, la neve;

La neve, un fatto sì raro

Che aspetto all’invano

Guardar fuor di me.

Guardavo me stesso

Nei tuoi occhi e, riflessi

I miei desideri

Del mondo di ieri.

Ma ora e per sempre

Sol quel che scrivo è quello che voglio

Ma non posso gioire se resta sul foglio;

gufo sul ramo, dal pino stregato

aspetto quel fato tanto sognato.

Un tuo cedimento, un ammanco

Uno sfarzo

Rende il cammino meno o più stanco.

Aspetto che sorga e poscia ritorna

Un sordido tremito d’orgoglio non gelido

Ma fuoco di odio, rabbia e orgoglio:

un mix suggestivo, un miscuglio perverso

di cui il bozzetto una volta fu perso.

Rincorro l’arazzo dai colori del vuoto

Il nero si alterna agli slanci di fuoco;

Il celeste non c’è, al rosa ho mischiato,

ottenendo un viola sicuramente macchiato.

Se sorridi sto male, non posso pensare

Che compagno ti sia un raggio di gioia;

E allora ogni tanto riapro quel vaso

Che Pandora aprì per gioco o per caso.

 

Prima fra tutte Superbia maligna,

origin del male, siffato del tale

che crede di esser miglior dell’umano.

Dì lì le disgrazie che rovinan la mente,

L’Avarizia del bene di vedere niuno

Che abbia per mano il coraggio di suo,

di ottenere ciò che voleva per sé.

Vile denaro o un  bene fittizio,

uso corrotto di uno strumento qualsiasi

quale può esser la gioia del suo Io;

Eppoi l’Ira e volontà di vendetta,

maligna valutazione dei propri errori,

acceca la mente ed apre la mano

a impugnare la spada, sferrare l’attacco.

 

Non men dell’Invidia, rivolge attenzione

A ciò che non può ottenere la bella;

stringe le labbra, la coscienza costringe

a provar desiderio di ciò che non vuole

se non come orgoglio, salottiero ornamento.

La Gola del suo resto, esiliarsi non può

Dall’uscire dal vaso e destare scompiglio;

si unisce a quei mali, sotto candide spoglie

 e conduce le forze a soddisfare la sua.

Lussuria perversa che gode del corpo

O del vedere il nemico ferito e supino;

Alla salvezza non pensa

Ma al suo tornaconto

E bagna i suoi umori ed apre le porte

Alle inibizioni e alle voglie

Che eran sopite.

E resta l’Accidia che dorme più cheta

Di ogni rovina silenziosamente odiosa.

Incatena l’azione e i sani propositi

Impietrisce le cose allo stesso stato.

Superba, Avara, Iraconda,

Invidiosa, Goliarda, Lussuriosa,

Accidiosa:

cosa ti manca verso il male assoluto?

 

Hai tutti i numeri verso il meno infinito:

E allora  trenta, sette e trentatré,

giocali al lotto della tua disgrazia:

troverai questo tagliando per l’inferno

ovunque e dove andrai, comunque

Non puoi sottrarti alla cattiveria

Che altresì è del giusto, che poi son io;

perché la Superbia arreca dei danni

soltanto a color che han pagato in contanti.

E con tanti, mai troppi auguri,

per un giorno infelice e che ne segua

un altro, fino a destare orror della vita.

Orror di voltarti e trasalir di paura

Nel vedere poi infranti ridolin di natura

Amici giulivi e candidi sguardi;

Dimenticali e apriti al nuovo,

dolore che incombe su perdizione;

gaioso menare di un tale rancore

non mastico amaro, ma scopro il sapore

di ciò che vuol dire sapere aspettare.

Volevo esser la brezza del mare

Sfiorarti le labbra per ogni momento:

Incalzante, sarò la tua grandine.

Tags: poesia
 
24 Agosto 2007

Grotteschi...

http://www.ilgiornale.it/art_jpg.php?ID=201106&X=284&Y=284
Tags: politica
 
23 Agosto 2007

emergenza sicurezza...o festival del cinema?



da www.pupia.tv

ROMA.
Il registra Giuseppe Tornatore, 51 anni, martedì sera, intorno alle 22.45, è stato picchiato e rapinato da due ragazzi, forse rumeni, nel quartiere dell’Aventino, al centro di Roma, una delle zone più eleganti della città.

Gli hanno inferto un colpo improvviso alla testa che l’ha fatto cadere sul marciapiede. Solo più tardi, quando si è ripreso, ha capito cosa gli era successo. Ora è ricoverato all’ospedale Fatebenefratelli, nel reparto di ortopedia. Un trauma cranico, due ferite tra i capelli e due escoriazioni alla guancia e al mento, sul lato sinistro del volto, sono il segno delle botte ricevute. Al momento dell’aggressione il quartiere era deserto, sia per l’ora che per il periodo estivo.

 

Tornatore stava tornando a piedi dall’ufficio, una passeggiata dopo una giornata di lavoro. Due ragazzi, sui 18 anni, gli si sono avvicinati e gli hanno chiesto dov’era la Piramide. “Dall’accento mi sembravano rumeni. Gli ho spiegato la strada e uno di loro mi ha ringraziato stringendomi la mano. Poi anche l’altro mi ha teso la mano e proprio in quel momento il primo mi ha colpito alle spalle”, racconta il registra dalla stanza dell’ospedale romano. Gli hanno portato via portafogli, cellulare e orologio. “A un certo punto mi ha soccorso un signore – dice ancora il regista di “Nuovo Cinema Paradiso” - Non so se ho chiesto aiuto io oppure se è stato lui ad avvicinarsi. Era molto gentile e mi ha portato qui”. Un episodio che testimonia il crescente problema sicurezza a Roma. Non a caso, due ore dopo l’aggressione subita da Tornatore, se n’è verificata una analoga a Colle Oppio, altro quartiere al centro della città, dove una signora di 46 anni, mentre saliva in auto, è stata picchiata alle spalle da tre immigrati, anch’essi rumeni, che gli hanno rubato una catenina e degli orecchini d’oro. Dopo i giorni di convalescenza, Tornatore (reduce dai numerosi premi conseguiti dall’ultimo “La sconosciuta”, compresi cinque David di Donatello), sarà subito impegnato per l’inizio delle riprese di “Baaria”, il film che il regista girerà in autunno in Tunisia e che sarà dedicato alla città siciliana dove è nato, Bagheria.

 
22 Agosto 2007

Tassare le rendite...


Meno male che è "benedetta" dal ministro della solidarietà sociale...
Tassare le rendite equivale a spostare gli investimenti sugli immobili.
Più investimenti sugli immobili significa case più costose e meno accessibili ai giovani.
La politica che vuol fare i DICO ed è contro famiglie e matrimoni...bella gente!


r

Roma
- Almeno su un punto, Paolo Ferrero e Tommaso Padoa-Schioppa sono d’accordo: sull’aumento della tassazione sulle rendite finanziarie. E spetta ad Alfiero Grandi, sottosegretario all’Economia ed esponente della Sinistra democratica, celebrare questa sintonia. «L’attuale tassazione sulle rendite finanziarie in Italia è una vera schifezza», commenta il ministro della Solidarietà sociale. «È molto al di sotto della media europea. Non è accettabile che un lavoratore paghi il 30% su quanto guadagna, mentre chi investe paga il 12,50%. La tassazione sulle rendite va innalzata al 20%».
In un’intervista radiofonica a Radio popolare di Milano, il ministro ricorda che l’aumento della tassazione delle rendite finanziarie «era una decisione già approvata nell’ultima Finanziaria, ma da 8 mesi nel centrosinistra stiamo litigando su questo punto e la decisione non è diventata ancora legge».
In realtà, la normativa che riguarda l’armonizzazione delle aliquote sulle rendite finanziarie è una legge delega che il ministero dell’Economia deve applicare. E, secondo quanto annunciato da Padoa-Schioppa in un’intervista, la misura farà parte della prossima legge finanziaria. Alfiero Grandi, sottosegretario all’Economia, lo conferma all’Ansa. «È un obiettivo per il 2008. E la legge finanziaria è il classico strumento per una simile misura», dice.
Già nel programma dell’Unione si accennava all’ipotesi, portando l’aliquota intermedia al 20%, così da unificare l’attuale tassazione sulle rendite finanziarie (il 12,5%) e quella sui depositi bancari (al 27%). Per soddisfare le richieste della sinistra estrema, il governo inserì nella legge finanziaria in vigore la legge delega; per poi non applicarla, come lamenta Ferrero. «Fra governo e maggioranza - ricostruisce Grandi - non si è riusciti a trovare la quadra della misura». Ma con la prossima finanziaria - sostengono in coro Padoa-Schioppa e Grandi - la misura vedrà la luce.

Secondo il ministro della Solidarietà sociale, però, l’innalzamento della tassazione dovrebbe riguardare anche i Bot. «La questione è delicata - osserva - ma portare la tassazione sui Bot al 20% vuol dire comunque stare sotto la media europea che è del 24%-25%. Quindi - spiega il ministro - andremmo a un punto più civile dell’aliquota attuale, ma nello stesso tempo non metteremmo in discussione gli investimenti esteri che mantengono il debito pubblico».
Proprio ieri, però, si è allargato lo spread fra i titoli pubblici italiani e quelli tedeschi: è tornato sopra i 30 punti base. Ed è un brutto segnale per la gestione del debito pubblico nazionale, in quanto vuol dire che i mercati prevedono rischi, al punto da chiedere tassi più alti sui nostri titoli pubblici. Ovviamente, l’allargamento degli spread fra Btp e Bund tedeschi non è stato determinato dalle parole del ministro della Solidarietà sociale; certo, però, un aumento della tassazione sugli interessi maturati sui titoli pubblici non è un segnale positivo per i mercati. Soprattutto in questo periodo.
Ferrero, poi, si scaglia contro la proposta avanzata dalla Confindustria di uno scambio fra incentivi e tasse: eliminazione delle agevolazioni, in cambio di minore pressione fiscale. Il ministro sostiene che «non ci può essere nessuna riduzione generalizzata delle tasse alle imprese, ma si può ragionare».
Le condizioni che pone, però, non sembrerebbero condivise dal sistema delle aziende. Per realizzare lo scambio - dice - sono necessarie «due condizioni: che questa operazione sia a costo zero per lo Stato e che questo intervento favorisca le imprese a rispettare l’ambiente e a combattere la precarietà». Insomma, suggerisce uno scambio: meno tasse in cambio dell’abbandono della Legge Biagi.
 
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